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Posted: 20/5/07 13:27 unoduetrestalla L'epopea caciottara di una brutta fotocopia
Ci sono momenti nella vita nei quali bisogna fermarsi, e con fatica, riflettere. 20 Marzo 2007, senza troppe avvisaglie promozionali inizia un nuovo programma Endemol su reti Mediaset che vede il ritorno sugli schermi di Barbara d'Urso dopo il flop doppio carpiato di Reality Circus. Tutti si aspettavano una nuova quarta edizione dell'ancora interessante Fattoria, ma la rete propone qualcosa di diverso, qualcosa che potesse essere forse più economico e strutturalmente vicino a ciò che in questi mesi di tracollo catodico ha funzionato in termini di ascolti, nel campo dei sempre più economici quanto commercialmente appetibili reality. Così nasce l'abbozzo di Uno, due tre Stalla, che fin dalla prime indiscrezioni sembra dover avere connotati non dissimili da La Pupa e il Secchione, che inutile dirlo, è stato l'unico vero successo di pubblico e di reale eco mediatica degna di nota nella stagione 2006/2007. Un programma ispirato da quel successo di Italia 1 non poteva che avere come sua protagonista autoriale Simona Ercolani, che sembrava essere diventata in questi mesi l'autrice dei miracoli, il cancelliere del successo chiavi in mano. Tre puntate, ascolti pessimi anche dopo l'assestamento della seconda puntata, e cambio di rotta. All'inizio di aprile via la Ercolani da capoprogetto, dentro il team autoriale di Maria de Filippi.
Non funzionando la logica di un programma dove la stupida per antonomasia diventa meno stupida per antonomasia e dove il contadino spaesato diventa meno contadino spaesato, si sceglie una nuova strada di tracopio basato ora su Amici, cosa che ha trasformato il b-movie in un fanta-thriller con sprazzi di evidente imbarazzo. Ed è qui che è emerso il meta-momento più interessante di tutto il format: il processo di sostituzione autoriale che si attua nella pratica televisiva con il rapidissimo cambio di muta dei concorrenti, che inforcano nuovi copioni, movenze e convinzioni, sperando che il pubblico non se ne renda troppo conto. E così spunta il cappello di Iaia, la faccia frustrata di Imma imbucata dell'ultima ora e una Barbara D'Urso che sventola doppia bandiera bianca con gli occhi languidi di fronte a dei contadini (veri) che si ritrovano concorrenti di qualcosa che sembra un'altra trasmissione, anzi, che non sembra nemmeno più una trasmissione.
Gli ascolti si risollevano (e non poco) e sbalordito dal controsapore di tarocco, il pubblico si è distrattamente sorbito liti senza capo nè coda, manipolazioni autoriali piuttosto evidenti per invertire un televoto decisamente a favore dei contadini (con il Codacons che si è strappato i capelli perchè in una puntata i voti del pubblico sono stati di fatto spostati alla squadra delle vallette con un pretesto ridicolo), la sparizione alla David Copperfield di Ciccio Valenti, l'abbandono per cause più o meno misteriose di alcuni concorrenti del cast e l'ingresso degli ormonali (?!) Filippo Bisciglia e di Luca "Prezzemolino" Dorigo.
Il pubblico ha anche assistito ad eliminazioni completamente prive di significato, ad un Pietro Taricone complice ma non troppo convinto e allo smazzamento tra i membri delle squadre, epilogate splendidamente dalla costituzione di una terza fazione formata dalla sola ed incavata Imma, prima passata ai contadini, e poi resasi spuria per una certa incompatibilità caratteriale con U'Muschen, avversione che ha coinvolto anche le concitate e rispettive famiglie a suon di urla mostruose e imbarazzanti. Tra pochi giorni, e ne parleremo, si eleggerà il vincitore del reality tra Rosaria Cannavò, Mauro Guzzo "Bastiano", Roberto Coniglio "U'Muschen", Luca Dorigo, Imma (ha un cognome, vero?) e Sabrina Marinangeli, che gareggeranno alla conquista del premio da 300 mila euro.
Questa riflessione sommaria e riassuntiva sottolinea quanto non ci sia in realtà molto da dire sul programma, nemmeno nel male, perchè Uno, due, tre...Stalla ha purtroppo una caratteristica abbastanza comune ad un certa televisione che stiamo vedendo negli ultimi mesi. Quella di suscitare le stesse identiche emozioni di un canale senza ricezione: forte fastidio uditivo, parecchia alienazione visiva, e tanta, tanta voglia di spegnere.