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Redazione GFP
Posts: 12644
Posted: 9/3/07 21:16    
VOCI DEL POPOLO SENZA CULTURA E PUPE (IN TV) TIRANO SEMPRE
I critici della tv richiamano oggi all’ordine autori, dirigenti e reti per offrire, specialmente nella tv pubblica, maggiore qualità e più ampie proposte culturali all’interno dei palinsesti. Facile a dirsi, difficile invece è bilanciare questo aspetto alle necessità commerciali della tv italiana, dove peraltro, l’ignoranza è un trend di successo.
Dove c’è ignoranza si ride, si facilità lo sfottò e si stimola la mobilitazione critica dell’opinione pubblica, elementi di richiamo che generano inconsciamente la forma più antica delle pubbliche relazioni: il passaparola. Se un programma fa discutere, questo quasi certamente avrà successo, e se si usa lo strumento dell’ignoranza, riesce a coinvolgere davvero tutti.
Certamente uno, non il primo, dei programmi cardine che ha stimolato molto i media in questo senso è La pupa e il secchione, il comedy show di Italia 1 protagonista incontrastato dello scorso autunno e confermato per una seconda stagione. Chiedere alle pupe di riconoscere volti di personaggi famosi, con un nevrotico Enrico Papi che faceva di tutto per non farle indovinare e per confondere le ragazze, ha dato un esempio chiaro, ma in parte finzionale, di come una sfacciata ignoranza possa stupire e indignare. E aumentare l’interesse.
Che sia la pupa Nora, Luca Laurenti, il concorrente telefonico di Bonolis a Tira e molla o anche il disoccupato con la licenza media (onore e rispetto, sia chiaro) in cerca di trenini domenicali attraverso il Grande Fratello (è qui che finisce il rispetto) poco importa: l’ignoranza è più commerciale della cultura, e quindi va mostrata, anche laddove non ci fosse. Ancor meglio se i portatori sani di ignoranza sono coloro che coprono cariche di rilievo, come i politici italiani.
L’idea, sviluppata da Le Iene con l’accigliata Sabrina Nobile, di un uomo di potere che non conosce una capitale europea o peggio una sigla istituzionale di un’organizzazione internazionale è davvero il massimo del divertimento. Giù di articoli su tutti i giornali e grande sdegno generale. Ma i politici sono anche un po’ vanitosi, e sull’ondata dello sfottò politico, a onor della marchetta, vanno anche a Buona Domenica per farsi interrogare da Alessandro Cecchi Paone, che con aria ufficiosa e toga scenica mette alla prova i politici di turno, aspettando che sbaglino clamorosamente per riderne di gusto.
Chi sono i folli che credono alla rinascita di una televisione pedagogica e culturale, quando l’interesse generale è quasi totalmente sulla sponda opposta?
Qualcuno potrebbe pensare che questa tendenza è tutta della tv commerciale, e invece no. Basti pensare a Fratelli di test di Raiuno, un esempio di commistione infelice tra cultura e intrattenimento che porta avanti il gioco tutto televisivo (e oggi anche scolastico) per il quale la cultura si deve necessariamente fondare sulla risposta enciclopedica ad argomenti completamente differenziati. Dai quali si può evincere con stupore che Lamberto Sposini, giornalista, è meno informato sull’attualità di Daniele Interrante, tronista tuttofare. Test veritiero, direi.
Alcuni teorici della comunicazione ritengono che il linguaggio dei media si debba fondare su un rapporto paritario tra gli estremi del mezzo, dove l’emittente si deve porre allo stesso livello del ricevente: stesso linguaggio, stesse argomentazioni di interesse. Un maestro saccente che parla ai suoi poveri alunni ignoranti, nella vita come in tv, spezza l’ottimizzazione comunicativa creando noia e disinteresse.
Il ragionamento spinge quindi ad considerazione piuttosto infelice, se fosse vera: l’ignoranza potrebbe aver creato un nuovo riposizionamento dei livelli comunicativi della televisione, dove l’emittente oggi si pone non allo stesso livello, ma ad un livello più basso del ricevente, come avviene, scusate l’azzardo esemplificativo, quando il visitatore dello zoo osserva una scimmietta spaurita che si incarta mangiando una banana. Non impari come vive realmente l’animale, ma ti fa ridere la sua spettacolarità circense.
L’unilateralità falsamente comunicativa di questa televisione porterà, se non si fa attenzione, a delle conseguenze future preoccupanti. Il pubblico pensa ancora che questo mezzo sia un finestra sul mondo, e se il riflesso del mondo è fatto di non cultura che diventa successo, si crea un modello per i giovani identico a quello non realistico proposto in tv.
Se il nuovo dislivello creato riuscisse a livellarsi nuovamente (pubblico tanto ignorante quanto i personaggi proposti nei vari programmi), una tv che vuole fare ancora successo si dovrà probabilmente spingere ancora più in basso. E dovrà scavare ulteriormente nei fondali primordiali dell’ignoranza.
Visione apocalittica? Sì, perchè ci siamo già dentro: basti pensare al significato stesso della parola ignoranza, che da vocabolario è sinonimo di maleducazione e scortesia, elementi televisivi tanto presenti quanto pericolosi, e ad Amici di Maria de Filippi, dove queste stesse componenti sono ritenuti necessarie per la buona riuscita della trasmissione. Se il pubblico dà la colpa alla tv e la tv dà la colpa al pubblico, chi sta sbagliando in tutto questo?

fonte www.telecamereblog.it/pup...sapere.htm




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