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Pamela Petrarolo e il disperato appello a mezzo stampa
La televisione, a volte, può diventare una vera ossessione e a subirne duramente i postumi è un numero sempre più esorbitante di relitti e reietti. Riprende il tradizionale appuntamento di Telecamereblog con i volti esiliati e più o meno dimenticati del piccolo schermo dando voce a un disperato appello rivolto alla stampa televisiva.
Sfogliando 'Vanity Fair' e arrivando dritti all'ultima pagina, quella della storica posta del cuore di Mina, non si può non notare una lettera shock firmata da un... vip.
Pamela Petrarolo, l'eterna lolita di Non è la Rai per antonomasia (visto che la sorella maggiore Ambra se n'è definitivamente affrancata), scrive al monumento della musica italiana per porle un amletico dilemma: meglio la tv o la famiglia:
Ho trent'anni, una bimba di quattro e un marito che amo moltissimo. Ho iniziato giovanissima a lavorare nel mondo dello spettacolo, ho sempre avuto questa passione e credo che la porterò con me all'infinito. Il successo per me è arrivato molto presto, avevo 12 anni, e già conducevo un programma per bambini a Domenica In. Poi c'è stato Non è la Rai dove mi sono divertita moltissimo: pensa che Boncompagni un giorno mi ha sentito canticchiare e il giorno dopo mi ha fatto incidere una canzone! E' stata un'emozione grandissima e so che tu puoi capirmi. Poi ho anche fatto due dischi da solista. Dopo quattro anni di Non è la Rai, ho cominciato a riflettere su quale fosse veramente la mia strada. E' passato un po' di tempo e ho conosciuto l'amore, quello che ti fa perdere completamente la testa, ho detto: "Sarà lui il padre dei miei figli". Così è stato, sono 10 anni che siamo insieme e abbiamo avuto la meraviglia della nostra esistenza, Alice. Ho provato di nuovo a inserirmi nel meccanismo così complicato dello spettacolo, e ti assicuro che non è stato facile, non ho mai amato le serate mondane, ho sempre creduto che non servissero a niente e continuo a sostenerlo. Poco più di un anno fa mi arriva una telefonata e mi propongono di partecipare al reality La Fattoria. Pensavo di non farlo, ma poi ho pensato: "E se fosse l'occasione che da tanto sto aspettando?". Insieme a mio marito ho preso la decisione di partecipare e travestirmi da contadina per 45 giorni. L'esperienza è stata positiva, ho imparato qualcosa di nuovo, ma non ho ottenuto quello che più desideravo, tornare a esibirmi, ballando e cantando. Mi ritrovo di nuovo a ricominciare tutto da capo. Che cosa dici, Mina, continuo a inseguire il mio sogno o prendo atto di quello che la vita mi ha già regalo?
La risposta di Mina, da sempre legata a Non è la Rai visto che ne prese in eredità la canzone Rosso di Francesca Gollini, è lapidaria ma esaustiva: finito il tempo delle favole è bene concentrarsi sul presente, restando fieri del sogno di essersi costruiti una famiglia che di questi tempi non è cosa da poco. Pamela di Non è la Rai, con la sua ingenuità così destabilizzante e la scalpitante rincorsa di un successo che non arriva mai, è l'emblema più inquietante dell'ansia spasmodica del successo, una brama di riscatto che non viene mai smentita e anzi finisce per essere riconosciuta e rincorsa tutta la vita. Fin dai tempi del programma cult di Gianni Boncompagni era posseduta dalla voglia di farsi notare a tutti i costi e, pur potendo contare su delle discrete qualità canore, il suo modo di approcciarsi allo spettacolo è sempre risultato deficitario di un requisito imprescindibile: la professionalità. Che non è solo vita mondana, ma anche concretezza, capacità di tener testa alle pressioni e di non scadere nelle invidie di quattro soldi contro più mature colleghe (vedi l'enfant prodige Angiolini). Pamela è entrata nella storia dei programmi di iniziazione, imperniati su un metodo di apprendistato naif al mestiere di artista, come eterna allieva mancata che non riesce a superare il maestro. Le sue mancanze rispecchiano le mille fragilità di chi non ce la fa e prova ad andare avanti. Perché deve farlo. La sua ultima partecipazione a La Fattoria, che l'ha vista eliminata nella nomination contro i cugini di Campagna, è l'ennesimo triste presagio di una carriera impossibile. Soprattutto perché il suo ultimo singolo Tomato D'amor, spacciato per tormentone dell'estate e realizzato persino in formato suoneria, è restato un'incognita per molti. Perché non si può sculettare, sgambettare e sgomitare tutta la vita. Ballando dieci anni dopo sulle note di Hang Up di Madonna remixata in versione trash con il cavallo di battaglia Please don't go. Vantando di essere approdata nello stesso giro dell'ex tronista (perché sempre di ex si tratta) Francesco Arca. E poi rimettendosi in gioco come caricatura della baby-star che fu nel fugace quanto fallimentare Libero di Alessandro Siani. Un tempo avremmo canticchiato con lei, spinti dall'onda dell'entusiasmo giovanile, 'Ma com'è bello qui ma com'è grande qui ci piace troppo ma...'. Ora, forse, vale la pena di invitarla a guardare avanti, affinché non corra il rischio di recitare in eterno la parte della ragazzina fallita.