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Posted: 24/10/06 8:27 La Pupa e il Secchione: morale della favola...?
Stasera si chiude La Pupa e il Secchione , reality show dell'anno. Su Corriere.it si legge un interessante articolo in cui i secchioni ammettono di essere stati conquistati dalla leggerezza - levitas, se proprio vogliamo essere secchioni fino in fondo - delle pupe. Il ritornello è più o meno questo: «Abbiamo sprecato troppo tempo sui libri e sulla cultura, nella vita c'è anche altro. Ora impiegheremo parte della nostra giornata andando in palestra, curando il fisico e frequentando le discoteche».
Da parte delle pupe, invece, nessuna redenzione sulla via della biblioteca: stupide? Che 'cce frega. L'importante è che siamo fighe!
Conclusione dell'articolo: la filosofia delle pupe si impone su quella dei secchioni.
Io penso che le cose siano esattamente al contrario: chi ne esce vincitore è il secchione. Certo, se lo studioso fosse stato davvero tale avrebbe fatto suo il vecchio adagio dei nostri padri latini: mens sana in corpore sano. Uno come Monti (foto là in alto), nell'antica Roma e prima ancora in Grecia, avrebbe avuto gli stessi «problemi» di oggi, perché è risaputo quanto contasse in quelle società l'equilibrio tra bellezza esteriore e profondità interiore. Inoltre, la consapevolezza sul proprio disagio esistenziale è un elemento imprescindibile dell'archetipo dello studioso. Cesare Pavese - che risolse quel disagio con un gesto estremo - sosteneva che gli scrittori scrivono, mentre le persone vivono.
Sconcerta sempre un po' che persone colte e preparate debbano scoprire l'acqua calda grazie a un programma televisivo - e ciò mi porta a maturare molti dubbi sull'autenticità del tutto, così come accadeva quando le sventole da competizione che abitano la casa confondevano Hitler con un attore e sostenevano di aver rischiato di investire il Dalai Lama in auto. Ma rimane un punto inequivocabile: vince il secchione perché lui, una cultura, ce l'ha e continuerà ad averla ad alimentarla. Magari non otto ore al giorno: solo quattro. Ma non l'abbandonerà. E gli consentirà di vivere la sua nuova dimensione «leggera» anche con la doverosa ironia e il giusto distacco.